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Nana&Nana di Kikka-chan
~Capitolo 1
Era una mattina d’inverno e mi svegliai di soprassalto. Come al solito avevo dimenticato di accendere la sveglia, così dovetti fare una corsa per vestirmi. Uscii dalla mia camera la 708, e improvvisamente mi scontrai con la vicina. Era una ragazza molto bella, circa di vent’anni, ed era accompagnata dal suo ragazzo. Fu così che conobbi Nana Komastu e Nobu. Li avevo visti varie volte, soprattutto di sera, quando tornavo dalle prove. Tornavo sempre tardi perché stavo a scuola fino a mezza notte. Quando rientravano loro uscivano. Ci scambiavamo un sorriso e basta.
Ma quella mattina fu diverso. Come vi ho già detto ero in ritardo, e così il ragazzo si offrì di accompagnarmi. Accettai volentieri.Mi tornò in mente mia mamma, che si raccomandava sempre di non parlare agli estranei. Ma ormai lei se n’era andata. Insieme a papà. E mia sorella. Ma questa è un’altra storia. Come dicevo Nobu mi accompagnò gentilmente a scuola. Appena scesi dall’auto(una Porsche, sottolineiamo) le mie compagne mi guardarono stupite. Mandai loro un sorriso maligno, e mi incamminai verso l’atrio della scuola. Non avevo amiche, in quel tempo. Solo un compagno di avventure: il mio cagnolino, Hachi. Era un cucciolo di pit-bull.
Rimasi a scuola fino all’una poi tornai a casa, saltando le ore di Storia dell’Arte e Inglese. Arrivai a casa e mi sedetti sul divano, quando suonò il campanello. Aprii. Trovai davanti a me una ragazza dai capelli corvini che portava dei vestiti simili ai miei. Mi guardò poi disse:
-Scusami, ho sbagliato stanza-E se ne andò.
Chiusi la porta e tornai sul divano. Mi addormentai.Mi svegliai alle nove di sera circa. Qualcuno aveva suonato. Era Nana.
-Scusami, per caso hai un po’ di sale? Annuii, andai in cucina, presi il sale e glielo porsi. Feci per chiudere la porta quando la ragazza mi chiese:
-Ho notato che sei qui tutta sola, non ti andrebbe di venire da me? Ho degli ospiti, e ho preparato un po’ di sushi.. Le dissi di aspettare un momento. Controllai se Hachi stava dormendo, presi le chiavi e andai. Lei abitava nella 707, la stanza vicino alla mia.
Quando entrai vidi la ragazza che era venuta da me precedentemente, Nana Komatsu, Nobu e i Trapnest. Ren, Naoki, Reira e Takumi. Stavano giocando a Mah-jong assieme ad un ragazzino biondo di circa la mia età. In piedi di fianco alla finestra c’era un ragazzo pelato, con due occhiali da sole scurissimi. Nana me li presentò: mi disse i nomi dei componenti dei Trapnest(come se non li sapessi) e mi indicò il ragazzo calvo. Si chiamava Yasu. Invece la ragazza corvina si chiamava Nana. Quest’ultima chiamava la sua amica Hachi, così cominciai anche io a nominarla così. Giocammo a Mah-jong per quasi tutta la sera, e su dieci partite ne vinsi otto. Il ragazzino biondo mi guardava malignamente, e io gli rispondevo con un sorrisino compiaciuto.
Rimasi in quell’appartamento fino all’una, quando mi alzai e annunciai che dovevo andare. Salutai tutti e chiusi la porta alle mie spalle. Tornai a casa mia e sognai mia sorella. Mi tornò in mente di quando, all’età d quattordici anni, mi aveva detto che non ci saremo mai più viste. Avevo appena otto anni, e consideravo mia sorella come una madre. Ora, non ricordo nemmeno come si chiamasse.
~Capitolo 2
Il giorno seguente, mentre mi stavo incamminando verso la scuola, trovai affisso in un autobus un annuncio: un gruppo punk cercava una vocalist. Non era segnata l’età richiesta, ma era segnato solo un numero di telefono. Mi fermai a pensare. Me la cavavo benino nel canto, e mi serviva non un po’ di soldi. Mi scrissi il numero sulla mano. Ero convinta che non mi avrebbero mai accettata, ma quando arrivai a casa, provai. Rispose una voce familiare. Poi capii. Era Hachi. Mi venne da ridere, mi scusai e riattaccai. Andai a suonare dalla vicina. Mi aprì Yasu. Gli rivolsi un grande sorriso e chiesi:
- Dov’è Hachi? Dovrei chiederle un favore..- Il ragazzo annuì. Era sempre serio, non sorrideva mai. Mi dava sui nervi quel suo comportamento, ma non dissi niente.
Yasu si assentò, e quando tornò era in compagnia di Nobu, che mi disse:
-Hachi non c’è.. posso esserti di aiuto? Gli spiegai che avevo trovato l’annuncio e ero interessata. I due ragazzi si scambiarono un’occhiata, poi mi chiesero l’età. Evidentemente non avevano capito quanti anni avessi. E perfino il mio nome. Effettivamente mi ero dimenticata di dirlo. Mentii per paura di essere troppo piccola, e non mi andava di dire il mio nome. Lo odiavo. -Mi chiamo Kaori e ho diciassette- dissi.
Mi condussero in una sala, dove erano posti un microfono, una batteria e una chitarra.
Mi dissero di provare a cantare. Mi diedero un foglio con un testo,e prima mi fecero sentire la musica. Attaccai.. sentii un brivido lungo la schiena. Ricordi. Mamma, papà, la mia casa. La mia vera casa.Poi rosso. Sangue. Sangue dappertutto, sul pavimento, sul tavolo, sulle sedie, sulle tende.
Aprii gli occhi. Stavo piangendo. Nobu venne verso di me e mi chiese se stavo bene. Annuii. E riprovai. Ancora quel brivido. Ma mi concentrai sulla canzone. Quando mi voltai verso Yasu, notai che sul suo viso era comparso un tenero sorriso.
- L’abbiamo trovata Nobu. Ecco qui la nostra nuova Vocalist.
~Capitolo 3
Erano passati un paio di giorni da quando avevo ricevuto la notizia di essere stata accettata nel gruppo. Nana mi aveva nuovamente invitato a cena. Accettai con entusiasmo, e portai anche Hachi.
Volevo essere presentabile quella sera, così indossai un completo nero firmato Happy Berry. Poi mi misi al collo una collana nuova con le borchie e un braccialetto uguale. Presi il guinzaglio di Hachi e uscii.
Suonai alla 707 e mi aprì Nana. La ragazza corvina. Era splendida. L’ammiravo moltissimo, aveva degli occhi molto profondi.. e tristi. Entrai e fui accolta da una risata di gruppo. Tutti guardavano il mio vestito e quello di Nana. Erano identici.
A parte questo piccolo inconveniente la serata fu molto divertente.Giocammo ancora a Mah-jong, e come la volta precedente battei il ragazzino biondo, Shin. Poi ci divertimmo sfidandoci a Sette Bello, al quale non sapevo giocare. Il ragazzino si offrì di insegnarmelo e diventammo amici. Molto amici.
Erano quasi le due quando mi venne in mente una cosa. Così chiesi.
-Scusatemi, ma.. perché cercavate una Vocalist? Non è Nana?
Forse ero stata troppo esplicita. Tutti si zittirono. Arrossii. Un’altra delle mie gaffe. -Beh, vedi.. Nana ora è dei Trapnest. Lei e Reira cantano insieme. Una specie di duetto. Così io, Yasu e Shin siamo rimasti senza Vocalist.
Sorrisi e continuai a giocare.
Poi Nobu mi chiese:
- Scusa, ma tu abiti da sola? I tuoi genitori?
Il solito brivido mi attraversò la schiena. Ma volli essere sincera. Odiavo dire le bugie. Anche se lo facevo spesso.
- Mio padre e mia madre sono stati ammazzati. Mia sorella è andata via di casa a quattordici anni, e ora non mi ricordo nemmeno il suo nome.
Capii di aver parlato troppo. Un silenzio avvolse la stanza. Poi scoppiai a ridere. Hachi stava lasciando un ricordino sui panarono di Ren.
Passarono altre quattro ore, equivalenti a dieci birre per uno, e sei sigarette all’ora. Questo per quanto riguardava loro. Io non toccai né cibo né sigarette. Poi parlammo un po’ delle nostre vite. Cioè, loro parlavano. E io ascoltavo. - È da quando avevo sette anni che suono la batteria. Mio padre odiava il mio continuo parlare di batterie, mia madre invece amava ascoltare i battiti delle mie bacchette sulle casse. Quando avevo circa l’età di Shin volevo diventare un famoso batterista, ma l’influenza di mio padre mi cambiò e così sto per diventare avvocato. E tu, Hachi, cosa hai fatto prima di trasferirti qui a Tokyo? La ragazza divenne ad un tratto triste. Sui suoi occhi calò un velo di tristezza.
Rispose seriamente:
-Amavo il ragazzo sbagliato.
Si capiva che non aveva voglia di parlarne. Così io e lei ascoltammo e non parlammo tutta la sera. Nobu parlava a tutto andare, quando finiva un discorso Ren non poteva iniziarne un altro perché l’altro ripartiva. Nana, Hachi e io ci sganasciavamo ogni vola che Ren veniva interrotto, e Shin, invece si era addormentato con la testa poggiata sulla mia gambe. Passammo tutta la notte a parlare, ridere e scherzare, ogni tanto Hachi(il cagnolino, si intende) abbaiava sentendo le voci dei vicini che si lamentavano del casino che facevamo. Alle otto circa tutti si addormentarono. Tranne io. Così decisi di mettere a posto, lavai i piatti e riposi in frigo il cibo rimasto. Passai tutta la mattina a pulire l’appartamento, fino a quando non entrai nella camera di Nana e Hachi. Portai via da lì qualche bicchiere, poi notai un ritaglio di un giornale su un comodino. Lo presi. Lessi. “ASSASSINIO IN UN PICCOLO APPARTAMENTO DI KYOTO, SALVE LE FIGLIE DELLE VITTIME” Odiavo gli articoli di cronaca nera. La pagina era piuttosto malandata, così guardai la data del giornale. Era datato 15 Giugno 1994. Era la data del decesso..
In quel momento entrò Hachi. Poggiai il foglio dove l’avevo trovato. Si era svegliata anche Nana e mi guardava sorridente. Quella sua espressione mi riscaldava il cuore. Era tanto dolce..
Mangiai un panino con del burro come fanno gli inglesi, poi salutai Hachi e tornai nel mio appartamento. Mi sdraiai e ripensai a quell’articolo sul comodino della stanza delle due ragazze. Poi mi addormentai..
~Capitolo 4
Era Sabato, e stavo tornando dagli allenamenti. Allora giocavo a tennis, anche se quello sport non mi appassionava troppo. Lo facevo perché mio padre amava quel passatempo. A soli cinque anni andavo ad un corso, e non avevo mai smesso. Il campo era lo stesso, l’allenatore anche. Una cosa era cambiata: da quando mio padre non c’era più, prima di giocare, piangevo. Non potevo farne a meno, nell’istante in cui attraversavo la porta che portava al campo, delle lacrime tiepide scendevano sulle mie guance. Le mie avversarie si spaventavano, ma io ero sempre pronta ad inventarmi una scusa. Come dicevo, stavo tornando dall’allenamento, quando vidi davanti al cancello d’entrata un motorino. Scorsi seduto su di esso un ragazzo biondo.. era Shin. Mi incuriosiva il fatto che fosse proprio lì. Così mi nascosi e lo spiai. Rimaneva l’ seduto, e ogni tanto, quando passava una ragazza le chiedeva qualcosa. Non capivo cosa. Così mi avvicinai. E sentii che chiedeva: -Per caso conoscete una ragazza di nome Kaori? Dovrebbe uscire a quest’ora.. Questa proprio non ci voleva, pensai. Le ragazze che conoscevo sapevano il mio vero nome, ma Shin no . Non potevo uscire, mi sarei fregata da sola. Così aspettai che le ragazze se ne andassero. Poi uscii dal mio nascondiglio e mi avviai verso di lui. Quando mi vide mi sorrise. Io ricambiai. Senza dirmi una parola mi diede un casco e mi fece sedere dietro di lui. Lo abbracciai per tenermi stretta. Ero felice.
Arrivammo a casa mia e lo invitai a salire. Shin non rifiutò, ma, mentre salivamo le scale, sentimmo qualcuno singhiozzare. La voce proveniva dall’appartamento 707. Bussammo. Ci aprì Nana. Aveva gli occhi gonfi, e teneva stretto in mano l’articolo. Mi buttai addosso a lei. L’abbracciai. Sapevo quel che provava. Perché solo due sorelle si possono capire veramente. E solo perché due sorelle unite dal destino possono chiamarsi entrambe NANA.
~Capitolo
5
C'era un uomo che mi rincorreva. Aveva in mano un coltello e gridava il mio nome. Stava per raggiungermi, quando.. suonò la sveglia. Nel momento in cui mi svegliai ero tutta sudata e piangevo. Di fianco a ma Nana dormiva tranquilla. Stava facendo un bel sogno, si vedeva. Magari stava immaginando di riabbracciare il suo Ren. E invece era costretta a vivere con me. A quel punto mi tornò in mente tutto quello che era successo precedentemente. Era passato un anno da quando Nana e io ci eravamo rincontrate, e lei si era offerta di comprare un appartamento in cui vivere assieme a Ren, Takumi e ovviamente, insieme alla sua dolce sorellina, come diceva sempre. Ci eravamo trasferite a Tokyo per delle esigenze di Nana. Lavorava con i Trapnest, e io ero stata costretta a lasciare i Blast. Quella questione mi mandava su tutte le furie. Quando mia sorella mi aveva informata che ci saremmo dovute trasferire a Kyoto, nove mesi prima, ero scoppiata a piangere. Dovevo lasciare Shin, Yasu, Nobu e Hachi. Soffrii tantissimo, invece Nana era in uno stato di apparente indifferenza. Dico così perché sapevo che lei soffriva anche più di me. Aveva voglia mille volte più della sottoscritta di restare nel suo appartamento, il 707. Ma il lavoro era il lavoro. Poi lei avrebbe in ogni modo continuato a vedere Ren, io, invece, non potevo nemmeno rimanere con la persona che amavo. Avevo affidato a Shin il mio bel cuccioletto, e avevo regalato a Hachi il mio braccialetto portafortuna. A Yasu, invece, avevo lasciato una frase scritta su un foglio: VIVI E LASCIA VIVERE. SENZA CHE NIENTE TI COPRA LO SGUARDO. Ovviamente mi riferivo ai suoi stupidi occhiali. Quando la lesse, Yasu li tolse e me li porse. Li presi e li portai via. Quando Nobu venne a sapere che sarei partita si rattristò e mi scongiurò di rimanere. Ma come? Non ero io che decidevo. Era Nana. E lei aveva deciso così. Kyoto era la nostra destinazione.
Da quel giorno iniziò la nostra nuova vita.
~Capitolo 6
Avevo cambiato città, e di conseguenza avevo abbandonato la mia vecchia scuola. Niente rimorsi, a parte la mia professoressa di matematica. In un certo senso le volevo bene. Invece, a Kyoto mi ero ritrovata fra le grinfie di una vecchia megera, che oltretutto mi odiava. Non sopportava i miei otto orecchini per orecchio, la infastidivano le mie catene e i miei collari. Io me ne fregavo, ma imparai a rispettarla. Mi fece cambiare atteggiamento, il mio menefreghismo svanì, a scuola. Mia sorella era entusiasta.
-Finalmente ti sei calmata! La vecchia Kishimoto ti ha ti ha conciata per le feste!
Nana quando parlava sorrideva. Quella sua felicità falsa mi infastidiva. La conoscevo meglio di chiunque altro. Sapevo che c'era qualcosa sotto.. un amore. No, non Ren, un'altra persona. Alla quale teneva molto. Yasu. Quel povero ragazzo, innamorato perdutamente di lei, si era dichiarato il giorno della partenza. Avevo intuito qualcosa. Ma non potevo immaginare la reazione di Nana. Uno schiaffo. Quanta pena. E Ren, imbestialito. Lo aveva minacciato. -Non toccarla, lei è mia- gli aveva detto. Lo odiavo. Non sopportavo quel suo carattere da io-sono-il-padrone-del-mondo. Così, alla stazione, mentre gridava, gli avevo detto, riferendomi a Yasu: -Non toccarlo, lui è mio-. Shin era scoppiato in una risata sonora, e Yasu era diventato rosso. Dopo avevo schioccato un bacio sulla guancia a Ren e gli avevo sussurrato: "Stai attento a quello che dici, io non sono una tua fan". Da quel momento io e quel ragazzo non ci eravamo più sopportati. Odiavo vederlo mentre abbracciava Nana. La MIA Nana. Dovevamo passare la maggior parte del tempo insieme, visto che abitavamo nello stesso appartamento, che più che essere un alloggio era una suite. Io e mia sorella dormivamo insieme, Ren e Takumi nella stanza a fianco. Nana aveva insistito tanto per dormire insieme al suo maledettissimo principe, ma io mi ero rifiutata, non avevo la minima intenzione di dormire con quel pazzo maniaco di Takumi.
Un giorno io e Ren litigammo furiosamente. Non lo sopportavo più, voleva che facessi tutto io, e oltretutto Nana non gli dava torto. Takumi intanto stava seduto sulla poltrona con sguardo assente. Litigai con Ren per quasi tutta la notte. Poi, quando lui se ne fu andato a letto, seguito da Takumi, presi la mia borsa e cominciai a riempirla. Nana stava già dormendo da un po', così non dovevo preoccuparmi.
Presi tutto l'occorrente per dormire fuori di casa un paio di notti, e, afferrati un po' di soldi in "prestito" dal portafoglio di Ren,uscii. Da quel momento non appartenevo più a nessuno. Volevo solo andarmene.
~Capitolo 7
Faceva un freddo cane, e avevo solo un giubbotto. Presi il treno delle tre, e mi sedetti su un seggiolino in un angolo. Quando il treno fece la sua seconda fermata, salì una ragazza. Aveva i capelli color grano raccolti in una treccia, indossava un paio di jeans strappati e portava sulle spalle una lunga giacca di pelle. La cosa che mi incuriosì più di tutte era che portava un paio di occhiali da sole molto scuri. Evidentemente non voleva farsi riconoscere. La guardai per un po', poi mi accorsi che era…
-Reira! Cosa ci fai qua?
La ragazza alzò il volto e mi guardò. Poi si mise a ridere.
-Questo dovrei chiederlo io a te… tu non abitavi con Nana?
Abbassai lo sguardo. Non volevo nemmeno sentire pronunciare quel nome. Annuii, e cambiai discorso.
-Dove stai andando?- chiesi sfacciatamente.
-Nella stessa città nella quale ti stai dirigendo tu, suppongo.
Tokyo. Parlava di Tokyo. E avevo anche capito da CHI stava andando. Lo sapevano tutti che Reira e Yasu avevano avuto una storia. Ormai ne parlava tutto il Giappone. Quasi tutti i giornaletti di musica si inventavano qualcosa di nuovo, come un aborto, un matrimonio sfasciato e molte altre stupidaggini.La guardai negli occhi e le sorrisi. Stava soffrendo molto, e si vedeva. Mi sedetti di fianco a lei e le porsi un cioccolatino che avevo rubato dalle scorte di Takumi. Reira accettò e cominciò a guardare fuori dal finestrino. Mi addormentai. Al mio risveglio non c'era più. Ero arrivata al capolinea. Reira mi aveva lasciato un biglietto, scritto con il rossetto. Diceva: "CI VEDIAMO Là". Lo presi. Sul retro del foglio aveva lasciato un numero di telefono.
Erano ormai le nove di mattino, quando arrivai. Presi un taxi e mi feci portare fino a casa di Hacki. Non vedevo l'ora di riabbracciarla. Corsi fino all'appartamento 707, non presi nemmeno l'ascensore. Suonai. Si aprì la porta. Vidi davanti a me Shin. Mi buttai fra le sue braccia. Il mio Shin. Il mio adorato Shin. Quanto lo amavo. Scoppiai a piangere. Lui mi strinse forte a sé, senza dire una parola. Ad un tratto
Hachi uscì dal bagno. Quando mi vide le si riempirono gi occhi di lacrime. Mi abbracciò. Nove mesi senza quella ragazza. Come avevo fatto a resistere? Hacki mi offrì un the, poi si fece raccontare tutto. Le descrissi l'appartamento che dividevo con Nana, e i concerti che i Trapnest avevano fatto negli ultimi tempi. Poi mi fermai. Mi tornò in mente Ren. Le dissi perfino che avevamo litigato. Poi però, mi feci riferire tutto quello che era successo in mia assenza. Mi raccontò dei numerosi lavori che aveva cambiato, di Yasu senza occhiali da sole, e di Nobu. Quando pronunciò il suo nome si fermò. Doveva essere successo qualcosa.Aspettai che riprendesse a parlare.
- Io e Nobu non andiamo più molto d'accordo. Lui dice che dovrei trovarmi un lavoro una volta per tutte, ma intanto lui non fa niente. Quando te ne sei andata, i Blast sono scomparsi. Erano rimasti in tre. Così Yasu continua a lavorare come avvocato, Shin si è fatto assumere in un pub, e Nobu lavora part-time in una gelateria. Io ho trovato un posto da segretaria in un ufficio, e spero che sia il mio lavoro definitivo.
Era tutto così triste. Speravo di trovare tutti in ottima forma, speravo di vedere sui loro volti dei sorrisi caldi. Invece in quella casa regnava un silenzio terrificante.
Continuammo a parlare, poi arrivò Yasu.Mi abbracciò forte, e gli dissi che dovevo parlargli. In privato.
Era una questione seria. Non erano affari miei, e lo sapevo, ma dovevo dirgli qualcosa. Lo guardai dritto negli occhi e dissi:
-Yasu, c'è un grosso problema. So di non essere la persona giusta per dirtelo, ma Nana non si decide. Vedi.. lei è innamorata di te.
~Capitolo 8
Non mi aspettavo una reazione del genere, da parte di Yasu. Abbassò lo sguardo, e mi disse:
-Lo so.
Ero sbalordita. Lo sapeva. Allora cosa aspettava?
-Ne ho parlato con Nana. Ma le ho spiegato che lei deve rimanere con Ren. O se ne pentirà. E poi, io.. insomma, io e Reira abbiamo deciso di sposarci.
Non ci capivo più nulla. Nana si era finalmente accorta di amare Yasu, e lui nello stesso momento aveva deciso di sposarsi con Reira. Mi ero pentita di avergli parlato. Avevo solo fatto casino. Gli promisi che non avrei detto nulla a nessuno.Poi uscii dall'appartamento e andai a fare una passeggiata.
Tokyo non era cambiata per niente. I soliti negozi e la stessa gente infreddolita. Il vento gelido mi sfiorava le guance, e io sentivo come degli aculei piantarsi nella carne. Non avevo portato la giacca, pensavo che il tempo sarebbe migliorato. Era mattino, e in giro si vedevano solo poche persone. Portavano tutti lunghe pellicce e caldi giacconi. Bestemmiavo, a guardarli. Entrai in un piccolo bar. Si chiamava "La stanza di Junko". Buffo come nome. E la proprietaria era stravagante. Indossava un lungo kimono blu, decorato da piccolissimi fiorellini rosa. I suoi capelli erano legati con elastici decorati da alcune rose. Era molto bella.
Ordinai un caffè, e poi rimasi lì per un po'. Ad un tratto vidi entrare da una porta secondaria due ragazzi. Lei era bassa e mingherlina,con un'acconciatura strana e lui era alto e magro. Si tenevano dolcemente per mano e sorridevano. Li invidiavo da morire. Non che stare con Shin fosse una delusione, ma non era la stessa cosa. Poi mi tornò in mente la mia casa a Kyoto. Le lacrime mi invasero gli occhi. Pagai e feci per uscire quando…
-Non muori di freddo vestita così?
La ragazzina magra mi porgeva una morbida sciarpa.
-Prendilo pure, riportalo qui quando ti va.. io mi chiamo Mikako.
Quella ragazza aveva il sorriso di un angelo.
Accettai il prestito, promettendo di riportarla il giorno dopo. Su di essa c'era un piccolo marchio, "Happy Berry". Nello stesso istante in cui lessi quella scritta passai di fianco ad un negozio che vendeva vestiti di quella firma. C'erano giubbotti rosa e pantaloni quadrettati, magliette con piccole borchie rosa e scarpe con dei piccoli tacchi a spillo. Poi notai un vestito rosso, con pieghe sul collo e in fondo. Mi piacque molto. Non avevo nemmeno uno yen in tasca, se no l'avrei preso. Continuai a camminare avvolta in quella candida sciarpa, e intanto mi guardavo intorno. La strada era deserta, si potevano scorgere solo poche persone alla ricerca degli ultimi regali di Natale. Ad un tratto cominciò a nevicare. Mi riparai sotto la tettoia di una casa. Stavo letteralmente morendo congelata. Decisi di tornare all'appartamento di Hacki. Cominciai a correre, e raggiunsi finalmente l'edificio. Salii in fretta e furia le scale. Suonai il campanello. Mi aprì Shin. Piangeva. Quando mi vide mi abbracciò.
-Dove diamine eri finita? Ci vuoi far morire di spavento? Sei uscita con questo freddo, e per lo più senza giacca!
Anche se mi stava rimproverando, quello che diceva risuonava nella mia testa come un dolce apprezzamento.
Sorrisi, e poi piansi.
~Capitolo 9
Dormii a casa di Hachi, quella notte. Ero felice di stare in compagnia di quella ragazza. Al mattino, preparai la colazione e la portai ad Hachi. Quando mi vide, quasi scoppiò in lacrime dalla felicità. Le avevo portato un the caldo con alcuni biscotti fatti sul momento e avevo messo in un bicchiere una piccola rosa, come fanno negli hotel di lusso. Hachi mangiò di gusto, poi mi chiese se poteva parlarmi di una cosa seria. Sorrisi e lei cominciò a raccontare.
-Prima che noi ci incontrassimo, io mi ero appena lasciata con il mio ragazzo. Soffrivo molto e Nana mi aveva fatto conoscere Takumi, perché io lo desideravo tanto. Un giorno l' ho incontrato nel centro di Omotesando. Lui mi ha invitata nel suo appartamento, e… noi…
Lei feci segno di non continuare. Avevo capito tutto. Allora le chiesi:
- Nobu lo sa?
Hachi mi fece segno di no. L'abbracciai e le portai dei vestiti. Poi le offrii di uscire per fare un giro per i negozi. Il suo volto era triste, ma mi rivolse un sorriso caldo.
Faceva ancora molto freddo ma mi coprii bene. Andammo nel negozio che avevo scorto il giorno precedente, e Hacki trovò un vestito rosa decorato da delicati pizzi bianchi. Io invece feci rifornimento di magliette bianche. Poi mi tornò in mente della sciarpa. Allora dissi ad Hachiko che dovevo restituirla alla sua proprietaria. Andammo insieme al bar. Quando ci trovammo davanti all'entrata Hachi sobbalzò, e mi disse che quello era il bar di una sua amica. Poi i suoi occhi si velarono di lacrime, e mi disse che non voleva entrare, ma io la obbligai. Non avevo capito il motivo per cui non volesse seguirmi, ma volevo che si assumesse le sue responsabilità. Quando entrammo seduti al bancone c'era Mikako. Le sorrisi e le porsi la sciarpa. Seduta di fianco a lei c'era una ragazza bellissima, sembrava una modella. Aveva dei lunghi capelli mori e indossava una mini-gonna che le stava da Dio. Hachi si fermò a parlare con Junko, e io intanto guardavo fuori la neve cadere dolcemente sull'asfalto. Ad un tratto entrarono due ragazzi, e vidi Hachi rabbrividire nel constatare che i due si tenevano per mano. Sentivo puzza di bruciato. Non dovevo portarmi dietro anche Hachiko… quel ragazzo doveva ad aver a che fare con lei. La presi e la porti via. Non volevo che soffrisse, non con me. Non volevo che piangesse, desideravo vedere sempre un sorriso sul suo volto. Camminammo per un po' poi cominciò a parlare.Mi spiegò che il ragazzo che avevamo visto al bar era il suo più grande amore. Mi raccontò tutta la sua storia, di quando si era trasferita a Tokyo per abitare con lui, di quando l'aveva incontrato. Io non fiatai. Era triste sentire che raccontava il suo passato. Così rientrammo a casa. Mi sentivo tremendamente in colpa per quello che era successo. Poi squillò il telefono. Risposi. Era Nana.
-Ora spiegami dove diamine sei finita, se non vuoi che cominci a sbraitare.
Le dissi che ero a casa di Hachi. Dall'altro capo del telefono non sentii più nulla. Mi chiese solo:
-Hai visto Yasu?- e riattaccò, senza avermi fatto rispondere. Stava arrivando, lo sapevo.
~Capitolo 10
Quella sera decisi di preparare una cena con i fiocchi. Cominciai alle tre del pomeriggio e terminai verso le sette. Nel momento stesso in cui appoggiai i piatti sulla tavola arrivò Nana. Accompagnata da Ren. E Takumi. Hachi l'abbracciò forte e la fece accomodare. Takumi scrutò la stanza e affermò:
-Non è cambiata proprio per niente.
Avevo preparato per sei persone, ma il cibo bastò per tutti. Hachi non toccò cibo. E neppure io. Nobu lanciava rapide occhiate alla sua ragazza. Stava per succedere qualcosa. Avevo una comunicazione da dare a tutti.
-Ragazzi, ho una notizia che riguarda me e Shin.
Calò il silenzio.
-Ecco… io sono incinta.
Tutti mi guardarono come se avessi appena detto la cosa più divertente del mondo. Prima di tutti Ren scoppiò a ridere.
Le lacrime mi sgorgarono dagli occhi. Nessuno mi credeva. Shin si alzò e mi abbracciò, poi si diresse verso Ren e gli disse:
-Non ridere, è una cosa seria.
Volete sapere come finisce la storia?
Nana e Ren si riappacificarono, e decisero di sposarsi. Yasu e Reira si trasferirono in America dove misero su famiglia. Hachi rivelò tutto a Nobu, e, con grande sorpresa di tutti lui affermò di saperlo, e che gli era stato riferito da Takumi, che intanto aveva preso il volo per una vacanza alle Hawaii.
Per quanto riguarda me… beh, il bambino sta crescendo bene, e continuo ad amare Shin.
FINE
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